giovedì 18 maggio 2017

"Il Grande Avvilente" di Alessandro Forlani

Non è facile parlare di un libro di Alessandro Forlani, tanto meno due in uno stesso post! E lo è ancora meno se dalla lettura del libro è passato troppo tempo, sufficiente a cancellare le impressioni a caldo che di solito alimentano le mie prime stesure. Cionondimeno, mi cimenterò nell'impresa, sperando di non perdermi troppo per strada... e di non perdere nessun lettore.

I due romanzi di cui voglio parlare oggi sono Tristano e Agnes. Il primo, se non erro, è anche il primo romanzo pubblicato dall'autore, edito inizialmente da Joker Edizioni e ripubblicato prima da Edizioni Imperium, poi da Delos Books nella sua collana digitale. Agnes, invece, che ne è il seguito diretto, è stato pubblicato direttamente in digitale, prima per Edizioni Imperium e poi per Delos.

Agnes è anche uno degli ultimi romanzi pubblicati da Forlani, nonostante sia stato scritto poco dopo il primo. Ci troviamo quindi davanti alla peculiarità di un libro che come maturità autoriale, se si può dire, precede di alcuni anni i titoli più recentemente introdotti sul mercato, come Eleanor Cole, per esempio, o il nuovissimo Xpo Ferens, uscito per Acheron Books.

Per capire di cosa parlino questi due libri, vorrei adottare l'approccio diretto. Prendete un tipico romanzo fantasy classico, di quelli in cui vi è un Paese assoggettato a un Regno forte e oppressivo, un totalitarismo, se vogliamo, o se preferite un governo di quelle belle distopie del secolo scorso, che controlla la vita dei cittadini per mantenere un sopportabile status quo. Nella fattispecie, in questo mondo la felicità è bandita, e per una ragione ben peculiare: come forma di prevenzione dalle delusioni, dalle disillusioni e da quanto di brutto può capitare nel corso di una vita ordinaria. QuestoRegno è situato geograficamente in un'isola lacustre, difesa da terribili mostri acquatici, e da lì si dipartono gli Avvilenti, i funzionari governativi che hanno il compito di mantenere la sua stretta sul popolo, avvalendosi della forza di bruti orcheschi, gli Uominineri. Come si può facilmente ipotizzare, in qualche punto del Paese la forza del Regno viene messa in discussione e spuntano dal nulla alcuni Eroi, decisi a sollevare gli oppressi e soverchiare il Regno. E questi eroi, i buoni della storia, non potranno che vincere, giusto?

martedì 21 marzo 2017

Sofia

Ieri, alle 21 circa, è nata una bellissima bimba di nome Sofia, al termine di un viaggio lunghissimo e molto, molto faticoso. La bimba pesa 3.370 kg ed è lunga 50 cm. Inutile dire che è bellissima e che è l'amore del papà.
(Anche la mamma si sta riprendendo, e sta bene... ne parla qua.)

Ricamato dalla sua mamma

Sofia fa ciao ciao con la manina a tutti i lettori del blog!

giovedì 23 febbraio 2017

Intervista a Stefano Tevini

Come promesso, pubblico oggi l'intervista a Stefano Tevini, autore di Testamento di una maschera, che ha gentilmente accettato di rispondere alle mie domande.
Buona lettura!

Ciao Stefano, grazie per la tua disponibilità e benvenuto! Ti andrebbe di presentarti brevemente come autore ai lettori del blog?

Buongiorno a tutti. Classe 1981, laureato in filosofia, lottatore di wrestling molto poco attivo e lettore compulsivo da una vita. Mi sono avvicinato alla scrittura una dozzina d’anni fa, con il collettivo Anonima Scrittori, amici ormai di lunga data con cui ho condiviso bellissime esperienze umane e artistiche. Nel 2012 arriva il mio primo romanzo, Vampiro Tossico, in cui il vampirismo viene paragonato alla tossicodipendenza e la non vita di chi viene morso è una morte sociale che deriva dalla bravata di una notte. Per il resto, che dire, mi godo la vita, sono guidato da una forte curiosità naturale e non mi tiro mai indietro di fronte a una nuova impresa.

Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici, non soltanto letterari, come scrittore?

Sicuramente Albert Camus, autore di grandissimo spessore umano e intellettuale, che dimostra quanto fine a sé stesso sia relegare la letteratura fantastica a infantile prodotto di consumo. Restando in Francia direi Jean Claude Izzo, autore noir marsigliese che con la vita fa l’amore facendoci a pugni al tempo stesso, la ama e la odia, un po’ come me. Per quanto riguarda i fumetti direi Will Eisner, per come rende gli elementi di sfondo parte attiva della narrazione, Frank Miller, per la potenza espressiva della narrazione stessa, in cui tira fuori il massimo dal singolo istante prima ancora che dal quadro complessivo, Tiziano Sclavi, perfetta fusione di pop e autoriale, e Grant Morrison, in grado di ingegnerizzare le idee massimizzandone le potenzialità. Amo poi certi concept album della musica italiana, lo stupendo Storia di un Impiegato, di Fabrizio De Andrè, vero e proprio racconto di un’epoca, Felona e Sorona de Le Orme, grandioso romanzo fantasy su disco, mentre verso l’estero direi The Wall e Wish you were here dei Pink Floyd, parliamo di dischi che parlano chiaro sul fatto che la narrazione è adattabile a qualsiasi mezzo, e con risultati strepitosi. Al cinema a apprezzo il lavoro dei Marvel Studios, in grado di ricreare l’epos dei fumetti in un grande universo condiviso.

martedì 21 febbraio 2017

"Testamento di una maschera" di Stefano Tevini

Che mi piacciano i supereroi, non è esattamente un mistero. Qualche anno fa avevo persino partecipato a un paio di round robin supereroistiche, e l'idolo della mia giovinezza, che spesso mi piace ricordare, indossa il mantello*! Così, quando mi è capitato sott'occhio questo Testamento di una maschera, romanzo di supereroi italiani, immersi nella nostra storia e cultura, mi sono affrettato a leggerlo armato di una sana aspettativa.

Prima però di parlarvene, vorrei farei un passo indietro, dato che di supereroi ne avevo già parlato a lungo, recentemente, con il pretesto di recensire l'ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Senza troppi giri di parole, c'è la questione politica. In altre parole, se un supereroe è un uomo qualunque, oppure speciale, non importa, è cresciuto e vive in un preciso contesto sociale e culturale. Egli è parte della nostra storia e, a seconda della data di nascita, avrà avuto dei modelli positivi e negativi diversi. Avrà vissuto come ciascuno di noi, con le sue idee e simpatie (o antipatie) di fazione. Sarà stato di destra o di sinistra, apolitico, animalista, ambientalista, disinteressato o quant'altro vi venga in mente, tanto che forse il superpotere e la maschera non saranno stati per lui una distrazione sufficiente dalle problematiche della sua epoca. In altre parole, se il Dottor Manhattan di Watchmen accoglie la richiesta del presidente Nixon di scendere in campo durante la guerra del Vietnam, mi è sempre sembrato strano che il Superman di turno avesse sempre a che fare con super criminali e ben poco con i mali profondi della società in cui è cresciuto. Ma forse la mia impressione è condizionata da quello che viene trasposto oggi sul grande schermo.

Questa seconda premessa era necessaria per introdurre il romanzo di Tevini? Probabilmente no, ma come ho già anticipato le sue maschere non sono avulse dal nostro mondo ma, anzi, perfettamente inserite nella storia del nostro Paese.

Il testamento a cui si fa riferimento nel titolo è il primo filone del libro, in cui una vecchia maschera, che ha iniziato come giustiziere ed è finito per lavorare per l'Aegis, un'agenzia per il controllo dei suoi pari. Nelle sue confessioni, egli racconta tutti i retroscena di una storia parallela, in cui uomini e donne dotati di poteri o attrezzature straordinari hanno avuto parte in tutti i momenti significativi dell'ultimo secolo. Non in modo determinante, forse, perché gli avvenimenti principali sono gli stessi del nostro mondo, ma ci sono stati ed esistono. Per il loro controllo esiste una speciale forza di polizia, i reparti San Giorgio, e non è inusuali vederli all'opera, oggi, per combattere il crimine. Tuttavia, in passato, hanno partecipato guerre, contestazioni, repressioni ed è una condizione relativamente recente quella dello scarso coinvolgimento politico di queste persone - che poi è quello di cui parlavo poco fa, in altri termini.

L'altro filone, quello più romanzesco, in cui si inserisce questo lungo monologo, segue la storia di un particolare gruppo di maschere, i Vigilantes, che alla guida di Gabriele/L'Inquisitore si trovano alle prese con un villain dotato anch'egli di superpoteri, un confronto che li vedrà coinvolti in un finale in cui questi due filoni convergeranno. I Vigilantes sono persone normali, con un lavoro, alcuni persino una famiglia, e una storia credibile dietro le spalle. Il protagonista Gabriele/L'Inquisitore, per esempio, è un giornalista, mentre uno dei suoi compagni gestisce una palestra di sua proprietà, dove il gruppo ha la base. Manlio Gorgia, invece, la maschera il cui monologo accompagna le loro disavventure, è un generale e ha lavorato una vita per lo Stato. Se Gabriele, rispettivamente come giornalista e maschera, avrà a che fare magari con dei portaborse o con la polizia, Manlio racconterà fin da subito un coinvolgimento di ben altra portata.

martedì 31 gennaio 2017

La grande fuga di Parruccone (Bigwig) e tutti gli altri conigli

Se qualcuno mi avesse detto che avrei finalmente letto La collina dei conigli di Richard Adams e che l'avrei trovato così grandioso, epico e coinvolgente, non ci avrei creduto. E non per qualche pregiudizio sull'autore o sul genere, ma per il semplice fatto che ritengo ci siano storie che lette ad età distanti da quelle per cui sono state scritte perdano di mordente*. E non tiratemi fuori Il Piccolo Principe, vi prego, o altri libri che sono scritti per i grandi, ma con linguaggio comprensibile dai bambini, oppure per essere letti a tutte le età, con differenti sfumature interpretative. Se questi libri esistono, non sono la norma** e non è da questo presupposto che sono partito all'avventura con i conigli di Adams. Quanto ai pregiudizi, uno c'era e temo sia condiviso da altri: chi penserebbe di definire epiche le avventure di un essere che non brandisce una spada né scaglia maledizioni, ma è nelle nostre vite, a seconda delle inclinazioni, un animale domestico o una pietanza?

Narratori seriali nel profondo della conigliera. Arte di LadyFiszi.

L'input nel mio caso è stato duplice: da una parte mia moglie, in possesso del libro, che mi ha gentilmente prestato; dall'altra i Trick or Treat, gruppo power metal nostrano, autore di un bellissimo concept in due album ispirato proprio a questo romanzo.
Esaurite le premesse, è ora di raccontarvi di cosa parla questo libro.

La collina dei conigli


Trama in breve

Un giorno, nella placida campagna inglese, un coniglio mingherlino di nome Quintilio ha una premonizione di sventura per la conigliera in cui vive. Convince quindi suo fratello Moscardo ad riportare l'avvertimento all'anziano capo della comunità, che naturalmente non la prende bene e non se ne farà nulla. Tuttavia Moscardo, che ben conosce il dono del fratellino, convince altri conigli a fuoriuscire dalla conigliera e a partire per l'avventura.
Inutile dire che la parola avventura mal si addice a un essere così spaventevole. I conigli qui sono molto ben caratterizzati, sia nei movimenti sia nel modo in cui reagiscono alle difficoltà e al tipo di insidie che si trovano ad affrontare. Non starò quindi a raccontarvele tutte, ma incontreranno anche nuovi amici e stringeranno alleanze. L'obiettivo finale del gruppo è raggiungere un luogo sicuro, la collina del titolo, e insediarvicisi per dare vita a una nuova conigliera.
Il segmento più importante, sia in termine di dimensioni sia per l'intensità delle vicende, è quello del confronto con Efrafa, una conigliera più grande, non lontana dalla loro collina, retta da un despota militare che le ha dato una struttura che ricorda le grandi distopie del secolo scorso. E questo despota, il generale Vulneraria, per certe vicende che non vi voglio anticipare, a un certo punto se la prenderà a morte con loro e diventerà per i nostri un enorme problema.

E quindi?

L'epicità c'è tutta, quindi: dal fato avverso che incombe sulla propria dimora al grande viaggio, dal superamento di mille piccoli (grandi) ostacoli al confronto finale con un nemico formidabile. Ci sono molti elementi presi in prestito dall'epica. Prima infatti ho accennato al discorso del monomito, ovvero della teoria del "tutte le storie sono una sola storia" che si ritrova ne "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell, ma che forse agli aspiranti scrittori è più nota dal "Viaggio dell'Eroe" di Christopher Vogler. Qui gli elementi ci sono tutti, dalla chiamata dell'eroe al ritorno con l'elisir, passando per il momento più buio e il confronto finale. La conoscenza profonda degli studi di Campbell è confermata*** e sicuramente aiuta a dare al romanzo più la forma di un'epica moderna che quella di un fantasy per ragazzi. E lo so che gli scrittori fantasy spesso seguono la struttura tracciata da Vogler per puntellare, o addirittura progettare i loro romanzi, ma vi assicuro che qui la percezione del monomito è molto più profonda, oserei dire fondativa del racconto di Moscardo & Co.


L'altra fonte di Adams è La vita segreta dei conigli di R. M. Locley. Perché è vero che sotto molti aspetti questi piccoli esserini sono antropomorfizzati, con una loro lingua (il lapino) e rapporti interpersonali comprensibili ai lettori umani, ma dietro a questi splendidi personaggi c'è anche una grande preparazione naturalistica, sia sulla struttura sociale di una conigliera sia su alcuni tratti comportamentali. I conigli di Adams sono eroi, ma sono anche conigli, e questo non è dimostrato solo dal tipo di ostacoli che incontrano ma anche, e soprattutto, dal modo in cui si muovono, dal timore di trovarsi allo scoperto, e così via. L'autore trova quindi un onesto bilanciamento fra la natura e l'immaginazione, e credo che il risultato sia più che riuscito. Se l'incontro con un gatto riesce a farti percepire tutto il pericolo e la tensione soggettiva di un coniglio, allora Adams ha fatto un buon lavoro.

El-Ahrairà

El.Ahrairà e Fritz, secondo A-shanti.
C'è inoltre in tutta la storia un aspetto più propriamente mitologico, che alcuni hanno paragonato alla religione. Alcuni critici hanno sollevato questa questione, così come sugli aspetti più allegorici delle situazioni e dei personaggi che i nostri piccoli eroi incontrano, a cui però Adams ha sempre risposto negando il fatto di aver incluso contenuti politici o religiosi. Ma è poi vero? Credo che possa non averlo fatto volontariamente, per inserire nel libro un messaggio, ma qui c'è davvero tanto materiale e mi piace pensare che sia uno di quei testi in cui l'autore è presente, non come maestrino in vena di sproloqui ma all'interno della struttura stessa del testo. E qui di presenze sovrannaturali ce ne sono due, El-Ahrairà, su cui mi soffermerò ora, e il coniglio nero di Inlé, l'equivalente della nostra Morte personificata ma senza falce.

Riguardo a El-Ahrairà, il leggendario coniglio capostipite che ricorre nei miti e nelle novelle dei conigli, concordo con l'autore che non sia una vera e propria religione, ma piuttosto una fede profonda dei conigli nella propria natura di esserini fragili ma veloci e con un'astuzia tale da salvarli dai mille nemici. El-Ahrairà significa letteralmente "Principe dai mille nemici", come viene chiamato da Fritz, il creatore del mondo, che a seguito dell'insolenza (hybris?) del primo diede a tutti gli animali crudeltà e armi per controllare la proliferazione dei conigli... e al suo popolo, mosso da pietà e ritrovata amicizia, gambe lunghe e astuzia:

"All the world will be your enemy, Prince with a Thousand Enemies, and whenever they catch you, they will kill you. But first that, they must catch you, digger, listener, runner, prince with the swift warning. Be cunning and full of tricks and your people shall never be destroyed.”"
Io l'ho trovata una splendida benedizione per la sopravvivenza di un popolo i cui singoli componenti sono alla mercé di mille pericoli ma nonostante tutto, come specie, non saranno mai cancellati dalla faccia della Terra.
Umanità permettendo, naturalmente.

La grande fuga

L'episodio più intenso, all'interno del segmento di Efrafa, è sicuramente quello della grande fuga di Parruccone (in inglese Bigwig), un ex guerriero dell'Ausla (in lapino il corpo dei "guardiani") della conigliera di Moscardo e Quintilio, pronto al combattimento e un po' scontroso, che a un certo punto della storia si infiltra nella conigliera nemica per liberare alcune femmine**** dal pugno di ferro di Vulneraria. Grazie all'astuzia dei suoi compagni e all'aiuto di un improbabile alleato, riuscirà nell'intento. L'intero episodio è tesissimo e narrato magistralmente: dal peso dell'oppressione al riascio, e alla lunga e disperata corsa verso la salvezza. Ho adorato ogni singolo capoverso, che ho divorato come non mi capitava da molto tempo, per cui mi sembra il caso di inserire un'altra canzone.


Prima di terminare, due parole su questa natura. Prima ho detto che la caratterizzazione dei conigli è ben fatta anche dal punto di vista naturalistico. Ho detto che fra di loro ci sono degli eroi, anche se non portano armi... ma se le danno lo stesso di santa ragione! Può sembrare strano, se pensate a questo libro come a una storia per ragazzi, ma la narrazione di Adams è molto cruda e non risparmia molto al lettore. Se un coniglio viene ferito, può risentire dell'infezione, rompersi un osso, essere costretto a zoppicare e non riuscire per un po' a fuggire. Quando immaginate il Conan di Howard alle prese con mostri enormi e terribili, provata a pensare come possa essere per un coniglio inerme affrontare un cane di grossa taglia. Attenzione, però. Con questo non voglio dire che la natura è spietata e ostile, o ancor peggio che l'autore voglia metterne in risalto i tratti peggiori, ma solo che in questo libro questi ultimi non vengono ignorati al fine di dipingere un'immagine idilliaca, magari nostalgica, della campagna inglese. Ho trovato anche qui una grande onestà, nel bilanciare la cruda realtà "conigliesca" con la bellezza e la generosità di un mondo più naturale e lontano dall'umanità più civilizzata (che comunque è sempre alle porte).

Lascito e influenze

In questa recensione ho voluto inserire, oltre alle solite immagini, anche un paio di canzoni. La prima è tratta dal film animato del 1978 ed è cantata da Art Garfunkel: narra del ritrovamento di uno dei conigli, creduto morto a seguito di un brutto scontro, e chiude idealmente la prima metà del libro. La seconda, invece, è contenuta nel secondo album del doppio concept dei Trick or Treat e racconta l'episodio della fuga di Parruccone da Efrafa. La Collina dei Conigli è uno di quei libri divenuti nel tempo un classico, ritagliandosi uno spazietto nei ragazzi che lo hanno letto o ne hanno visto la trasposizione cinematografica. La quale, devo dire, ha come pregio il fatto di non censurare i momenti più sanguinosi (infatti è stata censurata), ma il difetto, pur conservando quasi tutti gli episodi principali, di perdere buona parte della tensione narrativa a vantaggio di un film più breve delle tre ore che probabilmente sarebbero state necessarie.
Potrei citare altri esempi in altri media credo la si possa annoverare senza difficoltà tra i classici di genere e proprio per questo che si possa spendere su di essa qualche parola in più e riesumare la mia vecchia rubrica, che, ammetto, mi mancava terribilmente.

E con questo chiudo, conscio di aver toccato solo i principali argomenti di cui avrei desiderato parlare, ma con la speranza che questi siano sufficienti a darvi un'idea del romanzo e del profondo amore (conosco qualcuno che lo può testimoniare) che ho provato per esso.

Buona lettura.

___
* Per me, così è stato con "La storia infinita" di Michael Ende.
** Sulla base della mia umilissima esperienza personale.
*** Credo ci sia anche un'epigrafe all'inizio di uno dei capitoli. Sì, ce n'è una per capitolo..
**** Già, le femmine qui sono presenti con virtù domestiche (sono più brave a scavare le tane e i tunnel) e di "fattrici". Non ci sono molte protagoniste femmine, né ne vengono via nel gruppetto iniziale.

giovedì 1 dicembre 2016

Video recensione di “Mille Tempeste” di Tony Sandoval

Ed ecco* a voi, con enorme ritardo, l'undicesimo episodio di Un libro in due, la rubrica a due voci ideata insieme a Romina Tamerici (che ne ha parlato sul suo blog qualche giorno fa), una sorta di sit-com letteraria in cui recensiamo, in maniera un po’ diversa da quella a cui magari siete abituati, libri letti da entrambi.

In questa puntata parliamo di un libro del fumettista e illustratore Tony Sandoval, Mille Tempeste, edito da Tunué. Sandoval è uno degli autori che seguo con una certa regolarità, poiché adoro il modo in cui riesce a infondere la materia dei suoi viaggi onirici nei suoi acquerelli. E perché è un simpatico metallaro che scrive di morte e sofferenza (non solo, ovviamente) e lo fa in maniera magistrale. Quest'opera, a dire il vero, l'ho trovata un po' sottotono, ma se vi è piaciuto Watersnakes non esitate a fiondarvici.

Vi lascio quindi alla nostra video recensione, ricordandovi che è possibile esprimere un voto qui, sotto il post di Romina o su Youtube (dal video). Il prossimo libro lo sceglierete voi! Purtroppo ci ho messo un’eternità doppia a scrivere questo post di due righe, per cui spero che abbiate già espresso la vostra preferenza.

Buona visione!



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* Sì, nuovi post verranno. E spero anche di trovare il tempo di ultimare la migrazione di quanto c'era sul Pozzo...

sabato 21 maggio 2016

Prima di partire per un nuovo viaggio


Quattro mesi fa, quando compii i famosi trent'anni, la mia fidanzata mi fece un regalo molto bello*: uno di quei libricini in cui scrivere delle missive a se stessi, da aprire dopo tot anni, a una data decisa al momento della loro chiusura. Le domande sono semplici ma le risposte impegnative, da "Cos'è la felicità" a "La persona che vorrei essere" e così via... Insomma, non è difficile intuire le difficoltà di rispondere a questo tipo di domande, molto coinvolgenti a livello emotivo. Ed è successo che proprio in questi giorni, in cui avrei voluto avere sottomano una di queste lettere**, mi trovo senza e troppo lontano dal libretto per recuperarlo in tempo (e tranquillità), per cui mi sono detto che poteva anche valere la pena di scrivere due righe qui, sul mio vecchio blog, e di condividerle con i miei amici e ospiti, alcuni dei quali ho avuto il piacere di conoscere e non pochi sono anche a conoscenza dei (lieti) motivi che mi spingono a scrivere queste righe.

Ebbene, l'Argonauta oggi si sposa.

No, non Salomon Xeno, ovviamente, che naviga indefesso per i mari della fantasia; no, quello vero, la persona dietro questo nickname, che periodicamente si scusa per i ritardi biblici nella produzione di quel dannato eBook dei 3Narratori*** e che da mesi ormai non dà segno di volersi impegnare nella scrittura narrativa e nel blog. Sì, proprio lui, che ogni tanto se ne esce parlando di qualcosa che lo riguarda ma non ha mai utilizzato (dopo l'adolescenza) un blog come diario personale. Però questa è una pagina personale, non una testata giornalistica, e qui non si fa mai critica ma si discute delle mie passioni e di qualche piccola ricerca; sì, questa in fondo è proprio una pagina personale. E dato che ciò che io sono influenza indirettamente anche l'Argonauta, sono contento di mettere a parte i miei ospiti**** di questo grande momento di gioia per me e per la persona più importante nella mia vita.
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